Giovedì 18 ore 17,00. Maggio dei monumenti 2017. 'O Maggio a Totò. Totò - Morire per vivere, di Donatella Baglivo

All'interno del vasto programma del Maggio dei monumenti 2017 dedicato quest'anno dall'Amministrazione Comunale a Totò, Giovedì 18 maggio alle 17.00, per la prima volta a Napoli, proiezione del film di Donatella Baglivo, Totò - Morire per vivere.


Totò

Morire per vivere

scritto, montato e diretto da Donatella Baglivo; produzione: Italia - Ciak 2000 srl © 1998; durata: 90 min. ; bn e col.

Con: Adriana Asti, Laura Betti, Mauro Bolognini, Carlo Ludovico Bragaglia, Claudia Cardinale, Maria Teresa Corridoni, Francesco Corridoni, Suso Cecchi D'Amico, Ninetto Davoli, Liliana De Curtis, Tonino Delli Colli, Franca Faldini, Franco Interlenghi, Alberto Lattuada, Marisa Merlini, Mario Monicelli, Silvana Pampanini, Gloria Paul, Peppino Rotunno, Marisa Solinas, Ricky Tognazzi, Leopoldo Trieste, Franca Valeri, Paolo Villaggio.

Inedito a Napoli, e parte del più ampio progetto di Donatella Baglivo " I grandi del cinema italiano" dedicato al panorama cinematografico italiano, il film ricostruisce la vita artistica e la personalità del grande attore partenopeo. Al dipanarsi dei ricordi di chi gli ha vissuto dappresso, la figlia Liliana De Curtis e l'ultima compagna di vita, l'attrice Franca Faldini, si intrecciano le testimonianze di grandi registi, attori, e personalità del nostro cinema che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui; brani dei suoi film, dai più celebri ai meno noti; apparizioni televisive e cinegiornali dell'epoca.

 

A fine proiezione incontreremo la regista Donatella Baglivo. 

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Grafica di Silvano Brugnerotto

A cura di Donatella Baglivo, Francesco Capuano, Mediateca Santa Sofia 


Totò

Il principe Antonio De Curtis Gagliardi Ducas Comneno di Bisanzio, ovverosia Totò, nasce a Napoli il 15 febbraio 1898, da famiglia assai modesta. La sua prima e fondamentale fisionomia risale intorno al 1922, quando il comico otteneva sui palchi romani i primi successi: bombetta consunta, tight dalle spalle cadenti, calzoni a saltafosso sotto i quali sforano, per un lungo tratto, le calze rosse, abbigliamento, questo, che serviva a dare risalto alle sue disarticolazioni. Si aggiunga, come tratto caratteristico, una vistosa asimmetria del volto ed ecco, tutto intero, il grande burattino.

“Se tu guardi i mosaici di Ravenna, hanno questa strana asimmetria come il volto di Totò. Io ci ho trovato una grandissima somiglianza quando sono andata a santa Apollinare in Classe, accidenti! Lui ci teneva a questo Bisanzio, eccola qui proprio riprodotto negli affreschi, nei mosaici....questo mento un po' così, anche la forma degli occhi. Totò aveva prima della malattia, degli occhi stupendi, degli occhi da rondone, degli occhi in cui sembra che dentro ci navigasse una lacrima. Erano dolcissimi...”

                                                                                                                         (Franca Faldini)

 

Ma Totò non si esprimeva solo con la mimica, fu attore nel senso pieno del termine, anche se le battute che doveva recitare erano quelle, modeste, del varietà e della rivista. Ma era proprio di un teatro come questo che aveva bisogno un attore capace delle più folgoranti e irresistibili invenzioni comiche sul filo di una comunicazione con il pubblico che aveva qualcosa di elettrico e di magnetico. La stessa lingua da lui usata rispondeva a tali predisposizioni, giocando su una sorta di mimesi del dialetto o del modo di parlare del meridionale emigrato in una città burocratica come Roma. Nel 1933 Totò diviene capocomico e comincia a girare l'Italia con proprie formazioni, riuscendo a ottenere grandi consensi anche dai pubblici più esigenti. Riceve gli elogi di una critica in precedenza ostile quando inizia la sua collaborazione con Michele Galdieri, abile autore di tutte le 'grandi riviste' di cui l'attore fu protagonista fino al 1949 e nelle quali ebbe spesso come partner Anna Magnani.

 “Ho avuto la fortuna di fare il primo film di Totò, perché io e mio fratello Anton Giulio, fin da quando Totò faceva l'avanspettacolo nei cinema e faceva quelle sue macchiette, era diventato davvero un gran personaggio...”

                                                                                                          (Carlo Lodovico Bragaglia)

Già nel 1937 era apparso sullo schermo in Fermo con le mani! di Zambuto e nel 1939 era stato protagonista di Animali pazzi, diretto da Carlo Lodovico Bragaglia, per cui Achille Campanile aveva scritto un soggetto sulla misura più fantastica e surreale di cui era capace l'attore, misura apprezzata anche da Cesare Zavattini che nel 1940 offriva a Totò la sceneggiatura di San Giovanni Decollato di Amleto Palermi. Più riconoscibile nella sua autentica natura e nella sua più spontanea effervescenza apparve nell'Allegro fantasma (1941) di Palermi, in Due cuori fra le belve (1943) di Giorgio Simonelli, nel Ratto delle Sabine di Mario Bonnard(1945) e nei Due orfanelli (1947) di Mario Mattoli. Ma alla fine degli Anni Quaranta il successo cinematografico di Totò esplose in maniera tale da travolgere l'attore in un'attività continua, spesso frenetica, richiesta da una serie vertiginosa di film (saranno alla fine più di 100), molti dei quali recitati in coppia con Peppino De Filippo.

Si racconta che molto spesso l'attore improvvisava anche davanti alla macchina da presa, magari tenendo in pugno la durata e l'efficacia di una sequenza diversamente preparata o addirittura inesistente sul copione. Ed è grazie a ciò che anche nelle pellicole più scadenti si colgono sempre momenti di un umorismo estroso e che si accendono di colpo gli scatti imprevisti di un assurdo che riflette, deforma e sbeffeggia la realtà, sia quella quotidiana della vita, della politica e del costume: Totò al giro d'Italia (1948) di Mattoli; Totò cerca moglie (1950) di Bragaglia; Totò a colori (1952) di Steno; Totò cerca pace (1954) di Mattoli; Totò a Parigi (1958) di Camillo Mastrocinque; Totò nella luna dí Steno (1958); Totò e Peppino divisi a Berlino (1962) di Giorgio Bianchi; sia quella fittizia dei successi di moda e dei miti creati dai mass media: Fifa e arena (1948) di Mattoli; Totò le Moko(1949) di Bragaglia; Totò sceicco (1950), Totò Tarzan (1950) e Totò terzo uomo (1951), tutti di Mattoli; Totò, lascia o raddoppia? (1956) di Mastrocinque; Totò e Marcellino (1958) di Antonio Musu; Totò, Peppino e la dolce vita (1961) di Sergio Corbucci; Totò contro Maciste (1962) e Totò e Cleopatra (1963) entrambi di Ferdinando Cerchio; Che fine ha fatto Totò Baby? (1964) di Ottavio Alessi.

Totò però si ritrovò veramente attore interpretando Un turco napoletano (1953), Miseria e nobiltà (1954) e Il medico dei pazzi (1954), tutti di Mattoli, tratti da commedie di Eduardo Scarpetta. Interamente 'napoletano', Totò fu anche in Napoli milionaria (1950) di Eduardo De Filippo e nell'Oro di Napoli (1954) di De Sica dove ritagliò da par suo, con tratti memorabili, lo schizzo eccentrico di 'o pazzariello'.

E si tocca così il suo capitolo più nobile, quello in cui si possono raccogliere i non molti film in cui l'attore si trovò a collaborare con registi seriamente impegnati: Roberto Rossellini in Dov'è la libertà (1953), Alessandro Blasetti nell'episodio La macchina fotografica in Tempi nostri (1954), Gianni Franciolini in Racconti romani (1955), da Moravia, Mauro Bolognini in Arrangiatevi! (1959), Alberto Lattuada nella Mandragola (1965), Mario Monicelli (con Steno) in Totò cerca casa (1949) e Guardie e ladri (1951), da solo in Totò e Carolina (1955), nei Soliti ignoti (1958), in Risate di gioia (1960) e finalmente Pier Paolo Pasolini in Uccellacci e uccellini (1966, per il quale vince il Nastro d'argento e una menzione speciale per 1' interpretazione a Cannes), negli episodi La terra vista dalla luna nelle Streghe (1967), e Che cosa sono le nuvole in Capriccio all'italiana (1968).

Nell'incontro con autori che certo non si mettevano al suo servizio, Totò parve in disparte, con una presenza viva ma in qualche modo un po' isolata nel suo particolare ritaglio. Fanno eccezione Guardie e ladri, dove l'attore non potrebbe meglio risaltare nei panni di un estroso “mariuolo” (con Fabrizi ottimo antagonista), e soprattutto I soliti ignoti, forse il capolavoro in assoluto del cinema comico italiano, dove Totò ha uno spicco particolare, accanto a Gassman e Mastroianni, nella 'banda' sgangherata che esce clamorosamente sconfitta dall'incauta impresa di compiere un 'colpo grosso'. In Uccellacci e uccellini la genialità dell'attore si è invece sposata compiutamente con quella dell'autore. Pasolini ha infatti chiesto a Totò di spogliarsi di ogni sovrastruttura piccolo borghese e di restituirsi alla sua matrice più popolare, alle sue più pure disposizioni di burattino fantastico e snodato. E l'attore si prestò stupendamente a raffigurare il simbolo dell'uomo più semplice e più umile che cammina e cammina, nello spazio dei poveri e degli emarginati, insieme con il figlio interpretato da Ninetto Davoli, alla ricerca di un'autentica verità.

Totò muore a Roma il 15 aprile 1967.

“Per me lui è proprio un genio della comicità. Quindi non è un attore, è un artista, è un genio comico, è magico.”

                                                                                                                      (Liliana De Curtis)

“Era un comico all'altezza di Buster Keaton, dei fratelli Marx...e poi aveva questa forma di astrattezza...”

                                                                                                                      (Mario Monicelli)


Donatella Baglivo

Regista, produttrice, esperta di montaggio. A 19 anni, dopo aver già realizzato diversi programmi di montaggio per la Rai, apre il Ciak Studio, diventando la più giovane imprenditrice cinematografica italiana iniziando un’intensa attività per la Rai e per imprenditori privati tra cui ricordiamo: il montaggio de “La Città del sole” di Gianni Amelio (1973); la produzione Rai di un film biografico su Theodoros Anghelopoulos (1979) (premiato alla 50^ Mostra internazionale di Venezia) e uno su Eugène Ionesco (1980). Nel corso degli anni in Rai collabora alla produzione di sceneggiati e serie televisive. Nel 1981 parte per l’America per realizzare nove film sul divismo hollywoodiano: James Dean, Montgomery Clift, Marlon Brando ecc.. Sempre come regista, nel 1982 realizza una trilogia su Andrej Tarkovsky (in concorso al 37° festival di Cannes). Nel 1995, in occasione del centenario del cinema, ha iniziato la preparazione di una serie di film biografici (ne sono previsti cento) dal titolo ‘I Grandi del cinema italiano’, di cui cinquanta già terminati. Dal 2015 la regista amplia la sua attività in campo culturale, sociale, internazionale e italiano e apre un museo del cinema dedicato ad Andrej Tarkovsky a Montalto di Castro, all’interno della sala cineteatrale “Spazio Cinema Alfredo Bini”.


 



News pubblicata mercoledì 03 maggio 2017