Martedì 13 giugno. Si conclude la rassegna Un uomo, una donna

Con il film La donna scimmia di Marco Ferreri si conclude per ora la rassegna Un uomo, una donna/Registi e muse nella storia del cinema, dedicato, in questo secondo ciclo, al cinema italiano tra gli anni '50 e '60. Il prossimo appuntamento è per settembre con un nuovo, ampio ciclo sempre incentrato sul cinema italiano.

Un uomo, una donna

Registi e muse nella storia del cinema

Secondo ciclo. Registi e muse del cinema italiano tra gli anni ’50 e ’60


Ferreri/Girardot


La donna scimmia

di Marco Ferreri; con Annie Girardot, Ugo Tognazzi; scritto da Rafael Azcona; musica di Teo Usuelli; Italia/Francia; 1964; 92'; bn.

Organizzatore di spettacoli da fiera, Antonio Focaccia scopre in un ospedale una giovane donna interamente ricoperta di peli. Maria si innamora di Antonio, che la sposa, più per ricavarne vantaggio che per amore.


La relazione tra il cineasta e la sua musa, la donna che nello svolgersi della sua filmografia ne incarna l’archetipo femminile, è molto più di un sodalizio artistico: è una liaison che oltrepassa i confini angusti del set, espandendosi nel fuori campo della vita. Una storia d’amore, che ha dato vita a capolavori che punteggiano momenti cruciali della storia del cinema.

 

Dopo averne scandagliati alcuni, durante il primo ciclo, appartenenti alla Nouvelle Vague, ci spostiamo adesso, con questo secondo, nel cinema italiano, rimanendo nell’arco temporale preso in considerazione in precedenza, cioè quello che va dalla metà degli anni ’50 a tutti i ’60. Un periodo scandito dalle istanze del rinnovamento, dell’emancipazione dalle forme tradizionali dell’espressione cinematografica e dai temi ad esse connessi e che troverà, oltre che in Francia, anche in Inghilterra, con il Free Cinema, o in America, con la Scuola di New York, il terreno fertile per svilupparsi e da lì poi estendersi un po’ dappertutto.

 

In Italia, esaurita la spinta propulsiva del Neorealismo che contrassegnò l’immediato Dopoguerra fino ai primi anni ’50 e che alimenterà altrove lo spirito del cambiamento, il cinema di quegli anni si caratterizzò per l’insorgere del “neorealismo rosa” che porterà alla nascita della commedia all’italiana; per l’emersione di grandi personalità autoriali (Pietrangeli e Zurlini, tra tutti), schiacciati forse, allora, dal peso enorme di mostri sacri (Fellini, Rossellini, De Sica, Visconti, Antonioni) ancora fulgidamente sulla cresta dell'onda (per alcuni, come Antonioni, i ’60 furono gli anni più fervidi); per gli esordi sfolgoranti e innovatori di nuove personalità come Pasolini, Bertolucci, Bellocchio, Ferreri, Petri, Leone, solo per citarne qualcuno. In ogni caso, a contraddistinguerlo non fu, allora come in ogni epoca, “uno stile comune, né una storia ricorrente, né un canone; piuttosto (…) un’allergia a delle regole condivise, un’unità che si costruisce come difficile ricomposizione di singolarità” (Francesco Casetti, postfazione a Lessico del cinema italiano, a cura di Roberto De Gaetano – Mimesis 2016)

 

La nostra rassegna intende presentare alcune di quelle “singolarità”, privilegiando di esse quelle opere fondamentali che sembrano oggi giacere colpevolmente nell’ombra (tranne forse L'avventura o Teorema), e nelle quali si staglia centrale, al pari dell’autore, la figura femminile che dà vita al progetto artistico, incarnata da attrici come Ingrid Bergman, Monica Vitti, Claudia Cardinale, Eleonora Rossi Drago, Stefania Sandrelli e Annie Girardot.

 Ingresso libero fino a esaurimento posti 

News pubblicata venerdì 09 giugno 2017