RECENSIONI IN PARALLELO

In Inception Christopher Nolan mette in scena la straordinaria potenza che il sogno esercita nella vita di veglia e la straordinaria possibilità di “organizzare” la vita onirica in modo che essa abbia delle ripercussioni sulla vita reale e riesca a reindirizzarla.

Il film vede il figlio di un ricco imprenditore disprezzato dal padre appena morto compiere un viaggio da Los Angeles a Sydney, intenzionato a smembrare l’attività di famiglia. Un altro imprenditore ingaggia un gruppo di “conoscitori del sogno” per modificare i ricordi nel giovane. Il capo di questa squadra (Di Caprio) è però accusato di aver ucciso sua moglie Mal (che in realtà si è uccisa perché incapace di distinguere più il vero dal sogno), e per rivedere i suoi figli accetta l’incarico mettendo anche a rischio la sua vita e quella del suo team. Tutta la storia e le vicende dei personaggi ruotano attorno al binomio realtà/sogno e alla difficoltà di distinguerli. Stesso il protagonista, dato l’innumerevole tempo vissuto nel mondo onirico con la moglie prima di tornare alla realtà, ne è consapevole; e per tale motivo suggerisce al nuovo membro del suo gruppo, la giovane architetta Arianna, di costruirsi un proprio totem, un oggetto che come la sua trottola, che prima era di sua moglie, possa ricordarle di essere in un sogno e non nella vita reale.

Il messaggio del film è proprio questo: la vita di veglia e il mondo onirico sono come legati a filo doppio, anche su un piano psicologico. Il legame delle due situazioni è fondamentale per allineare le nostre percezioni nei due spazi psichici generando un’armonia nel vivente.

Tale tema ricorre prorompente anche in Waking Life, il cui protagonista però ha una sua caratteristica speciale che lo rende unico: a un certo punto realizza autonomamente e senza aiuti che i dialoghi in cui è coinvolto sono frutto dei suoi sogni. Qui, Wiley Wiggins ("Dazed and Confused") viaggia oniricamente attraverso una serie di incontri e osservazioni con personaggi mai visti prima. Ed è questa esistenza surreale, ricca di idee e possibilità infinite, che alla fine lo porta alla domanda: stiamo camminando nel sonno attraverso il nostro stato di veglia o stiamo camminando nella veglia attraverso i nostri sogni?

Il film di Richard Linklater del 2001 è in realtà tutto peculiare, se si considera che è realizzato con la tecnica rotoscope e che è anche una perla filosofica perché mette in scena temi come esistenza, amore, teogonia, morte e libero arbitrio: solo alcuni dei campi affrontati nelle diverse sequenze di questo lungo sogno. Senza soluzione di continuità e senza apparente coerenza nei discorsi, negli eventi e nei passaggi che sembrano seguire un unico confusionario flusso di coscienza, questa pellicola sul destino e sulla soggettività traduce in immagini pensieri, dubbi e riflessioni comuni, che spesso releghiamo in quegli anfratti della mente in cui le verità scomode e le risposte troppo complesse vengono collocate. L’effetto stesso dell’animazione sembra prendere in giro lo spettatore: quello che è rappresentato potrebbe sembrare un gioco, ma in realtà viene rappresentata la vera essenza della vita. Quando dialogano, i protagonisti sembrano tutti dissociati l’uno dall’altro, estranei e individualizzati; eppure, uno scambio tra loro nasce e assume valore proprio perché, anche se debolmente, essi riescono a contattarsi. L’origine di questa peculiare sensazione sta tutta nella proprietà onirica di questo film, perché la realtà immaginaria che fonda ha le caratteristiche tipiche del sogno: assenza di razionalità, criteri di spazio e tempo simultaneamente confusi, moto dinamico perpetuo, condensazione e spostamento delle figure coinvolte. Tutto ciò che c’è di manifesto acquisisce valore perché è retto da un significato latente, celato abilmente proprio dalla tecnica d’animazione utilizzata. Seguire coerentemente il flusso degli eventi rappresentati in queste immagini non è facile ma rende possibile allo spettatore vivere da sveglio l’esperienza onirica del sogno.

Nella conclusione, dopo essersi confrontato con diverse identità di personaggi precedentemente incontrati, il protagonista di Waking Life torna nella dicotomia principale, che è anche quella iniziale: il sogno e la veglia sono contrapposti e la sua uscita dalle sequenze oniriche razionali è il ritorno allo stato del sogno classico. Un passaggio che avviene anche in Inception dove l’uscita dal sogno del protagonista lo dovrebbe portare alla realtà effettiva ma lo riporta nuovamente in uno stato di sogno (come si evince dalla trottola che continua a girare sul tavolo) intrappolandolo lì come era accaduto a sua moglie e facendogli credere che quella è la vita reale.

News pubblicata mercoledì 28 settembre 2022