Recensioni in parallelo : Romanzo Criminale / Dogman: I cani sciolti della Magliana

Anni 70, il sole trapassa le baracche delle borgate romane che fanno da sfondo alla storia che di lì a poco travolgerà la capitale prima e l’Italia intera poi. Gli eroi di questa memorabile impresa sono dei bambini: Libano, Freddo e Dandi che correranno precocemente incontro all’età adulta. Con questa sequenza si apre (e si chiude) Romanzo Criminale, l’opera più lucida di Michele Placido. Le borgate i nostri ragazzi le abbandonano presto per far posto a macchine di lusso, vestiti firmati e luci accecanti dei night. <<Pijamose Roma>> esclama in tono perentorio il Libanese dopo il colpo al Barone Rosellini, suscitando non poche perplessità negli altri, che però non possono far altro che assecondare quello che verrà riconosciuto come il leader, della banda criminale che si sta formando in quel momento. La banda che riuscirà poi, a prendersela veramente Roma.

Ci piace pensare che in questa scena, quella prima della ribalta, del riscatto dall’essere dei semplici banditi da quattro soldi alla possibilità di diventare i nuovi padroni di Roma, tra quelle facce indistinte, offuscate dalla coltre di fumo che ricopre l’angusta stanza, ci sia anche un altro personaggio che verrà ricordato dalla cronaca per un’impresa di tutt’altra matrice. Ci piace pensare che tra di loro ci fosse anche Pietro De Negri Er Canaro, personaggio a cui Garrone ha dato un volto, una dignità ed una storia difficile da dimenticare. Garrone si allontana dalla spettacolarizzazione dell’evento realmente accaduto, desaturando la fotografia in uno sfondo di Hopperiana memoria fatto di desolazione e silenzio, sondando i terreni più torbidi che abitano l’essere umano.

In contrapposizione al film di Michele Placido, Garrone colloca i suoi personaggi in uno spazio e in un tempo indefiniti, siamo idealmente nella provincia romana, ma di fatto siamo in una Castelvolturno grigia, torbida e dimenticata, un far west dove si incrociano le vite di anime dannate: Marcello e Simone. Il primo, mite e piccolo, debole e gentile. Un uomo a cui la vita non ha dato niente, se non la figlia Alice ed un amore viscerale per i cani con cui passa le sue giornate nella sua attività di tolettature per animali. Il secondo, Simone, è sfrontato e grosso, forte e aggressivo. Ex pugile che mette in scacco il quartiere intero, prendendosi tutto quello che vuole nel silenzio generale di una comunità intera vittima del suo gioco. Simone tiene in pugno più di tutti Marcello che da cane fedele esegue tutti gli ordini che il padrone gli dice di eseguire. Il rapporto si incrina in maniera definitiva quando Simone imporrà a Marcello di usare il suo negozio come base operativa per svaligiare la gioielleria del quartiere. Da qui parte la risalita dall’abisso nel quale Marcello è sprofondato, da qui parte la rivincita di un uomo ridicolo.

Al racconto più intimista di Garrone che attraverso il particolare cerca di rappresentare una condizione universale, si contrappone il montaggio cadenzato di Romanzo Criminale che cerca di cogliere l’essenza di quella violenza che a cavallo tra gli anni 70 e gli anni 80 ha caratterizzato Roma e l’Italia intera. Il film, infatti, è un affresco sul mondo criminale e (o) politico del paese, passando dalla morte di Aldo Moro, al dilagante uso dell’eroina, sino alla strage di Bologna attraverso immagini di repertorio che cercano di restituire l’animo ferito del nostro paese.

La ferocia che contraddistingue i protagonisti di Romanzo Criminale farà capolino anche nell’animo puro di Marcello, che, come il Raskolnikov di Dostoevskij, dovrà compiere il delitto che lo macchierà per sempre. Dopo aver perso tutto, Marcello va incontro al suo destino. Non c’è altra strada: affrontare Simone. Metterlo in gabbia. Ed è quello che effettivamente farà. Se però nel romanzo di Dostoevskij il protagonista troverà la luce in fondo al tunnel, la redenzione per Marcello non arriverà. Il piccolo uomo, Marcello, con uno sforzo sovraumano, sta portando in spalla la carcassa di quel che resta di Simone. E, fiero di aver salvato il quartiere cerca di richiamare l’attenzione su di sé. Vorrebbe essere riaccettato Marcello che ha compiuto un azione da super-eroe.  Ma l’eco della sua flebile voce riecheggia nella polverosa piazza di quartiere, è solo Marcello, è la solitudine la sentiamo tutta nelle ultime immagini del film. È tutto qui quello che resta dell’essere-umano.

Romanzo Criminale e Dogman sono il ritratto di cani sciolti a cui non è stato concesso niente, che cercano di far valere il loro grido su un mondo che si è dimenticato di loro, che forse non li riconosce come esseri umani ma come bestie.

News pubblicata venerdì 16 settembre 2022