UN UOMO, UNA DONNA DEMY/DENEUVE. LES PARAPLUIES DE CHERBOURG

di Jacques Demy; con Catherine Deneuve, Nino Castelvuono; scritto da Jacques Demy; musica di Michel Legrand; Francia, 1964, 91’; v.o. sott.it.


Due giovani innamorati vengono separati dalla guerra

La relazione tra il cineasta e la sua musa, la donna che nello svolgersi della sua filmografia ne incarna l’archetipo femminile, è molto più di un sodalizio artistico: è una liaison che oltrepassa i confini angusti del set, espandendosi nel fuori campo della vita. Una storia d’amore, che ha dato vita a capolavori che caratterizzano momenti cruciali della storia del cinema. Attraverso il racconto di quelle liaisons, “Un uomo, una donna” intende rivivere alcuni di quei momenti, allo scopo di dar conto del valore artistico dei film realizzati durante il periodo preso in considerazione.

Cominceremo con gli autori e le muse della Nouvelle Vague, il movimento che, nato in Francia tra la fine degli anni ’50 e attivo per tutti gli anni ’60, modificò il modo di intendere e di fare il cinema un po’ dappertutto. Degli autori considerati, a stretto rigore, non tutti appartengono alla Nouvelle Vague: non Louis Malle, che affermò sempre di ritenersi estraneo al movimento, né Roger Vadim che, seppure simpatizzante, scelse strade diverse, né Jacques Demy, che ne restò ai lati; tutti però erano impregnati degli umori diffusi nell’aria in quegli anni. Se li si è tenuti dentro è perché il loro rapporto con le attrici che diressero – Malle/Moreau, Vadim/Bardot, Demy/Deneuve – fu particolarmente fecondo.

Inoltre, di alcuni autori che hanno avuto più di una musa ispiratrice, la scelta si è concentrata, nel caso di Truffaut (le cui presenze femminili sono state sempre l’essenza del suo cinema, e della sua vita, da Bernadette Lafont a Delphine Seyrig, a Claude Jade, a Jeanne Moureau, a Catherine Deneuve, fino a Fanny Ardant, l’ultima sua compagna) su di un’attrice, Françoise Dorleac (sorella peraltro di Catherine Deneuve) che sicuramente sarebbe stata una presenza più continua e rilevante nel suo cinema se non fosse scomparsa prematuramente; nel caso di Godard, la cui carriera, soprattutto nella prima parte, è stata costellata da figure femminili imprescindibili (Jean Seberg dell’esordio, Mireille Darc, Brigitte Bardot di nuovo, Macha Meril, Mireille Darc), l’attenzione si è posata su Anna Karina, vera icona del suo cinema.

I film selezionati ben condensano la smania degli autori di fare un cinema del tutto personale, anche quando sono inseriti entro le cornici dei generi (il noir, il gangster movie, il mélo), scardinandone stilemi narrativi e archetipi figurativi, e inaugurando dunque quella politica degli autori che tanta influenza avrà sul modo di concepire e di realizzare il cinema in Francia e a qualsiasi latitudine lungo gli anni a venire. 

“Un uomo, una donna” è allora l’occasione per vedere o rivedere capolavori che conservano ancora oggi intatto il proprio fascino e che, soprattutto per un pubblico che sta formando il proprio sguardo, possono costituire una fonte inesauribile di suggestioni e di fascinazioni.

   


News pubblicata giovedì 16 febbraio 2017