Trame e intrecci. Ettore Scola

Da martedì 11 dicembre 2018 a martedì 11 dicembre 2018

Inizio 18:30 Fine 22:00 Via Santa Sofia,7 - Napoli (Napoli)

TRAME E INTRECCI
Cinema al quadrato, il cinema che si racconta.
Omaggi: Bergman, Olmi, Taviani, de Oliveira.
Felici incontri. Cinema e letteratura nell’Italia degli anni ’60.

ore 18.30
Ridendo e scherzando. Ritratto di un regista all’italiana
di Paola e Silvia Scola
Italia, 2016, 81’.
Ettore Scola e Pif vedono scorrere sullo schermo, e noi con loro, spezzoni di film, interviste rilasciate da Scola, materiali di repertorio, immagini rubate sui set, filmini di famiglia. Materiali disparati che ricostruiscono il ritratto artistico e umano di una figura di grande rilievo del nostro cinema, evocando al tempo stesso atmosfere e paesaggi di periodi cruciali del Novecento italiano.

ore 20.00
Che ora è
di Ettore Scola
Italia, 1989, 95’.
Nel corso di una giornata, l’incontro tra il padre, avvocato di successo, e il figlio, schivo e chiuso, che sta finendo il servizio militare. Un’occasione che sopraggiunge dopo anni di distanza tra i due.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.


Si intesse di mille trame e intrecci l’ordito della rassegna in programma quest’anno alla Mediateca. Dove, dentro la molteplicità dei fili che si dipanano al suo interno – documentari sul cinema, film che traggono ispirazione dalla letteratura, classici immortali della storia del cinema, opere di grandi cineasti da poco scomparsi – è possibile riconoscere il disegno compatto di un cinema che sedimenta le sue tracce nello spettatore che vi si avvicina ancora oggi, smuovendone emozioni e riflessioni.
Sono tre i filoni principali che, in un gioco di rimandi e di relazioni a volte dichiaratamente scoperti, altre volte nascosti, si intersecano gli uni con gli altri.

Cinema al quadrato, il cinema che si racconta
Fonte di conoscenza della storia del cinema attraverso ritratti di autori che ne hanno segnato le tappe fondamentali o che vi hanno lasciato tracce ancora oggi profonde; scoperta o riscoperta di cineasti trascurati o dimenticati; rilettura, da parte di autori contemporanei, di stagioni o di momenti essenziali. I film che raccontano il cinema sono questo, ma non solo. Sono cinema a loro volta, perché scelgono un punto di vista, delimitano “percorsi di orientamento in un universo dove si può andare in milioni di luoghi diversi, senza arrivare in nessun luogo se non si ha una storia”, come direbbe Wenders, uno dei nostri “luoghi” visitati.
Per questa settima edizione abbiamo scelto film che hanno tutti cerchiato sulla cartina geografica del loro percorso il nome di autentici giganti del cinema: Welles, Bergman (a cui è dedicato anche il nostro primo omaggio), Fellini (con documenti molto rari su di lui), Truffaut, Hitchcock, Wenders, Miyazaki, Scola. Ai documentari a loro dedicati, molti dei quali della più recente produzione, aggiungeremo la proiezione di uno o più film propri scelti in base al legame con i primi. Perciò, ad esempio, il documentario Fellini sarà seguito dalla visione de La strada; alla visione del film su Wenders e le sue prime opere farà seguito quell’Alice nelle città che dei suoi primi titoli è uno dei più preziosi. La rassegna comincerà con un film recente su Bergman, intitolato Bergman 100 – La vita, i segreti, il genio, girato proprio per l’occasione del centenario della nascita del grande autore svedese e sarà seguito da quattro suoi film che vanno a costituire il primo dei nostri quattro omaggi di quest’anno.

Omaggi
Bergman, come dicevamo, poi Ermanno Olmi e Vittorio Taviani (scomparsi nella scorsa primavera a poca distanza l’uno dall’altro), infine Manoel de Olivera: sono gli autori a cui intendiamo tributare il nostro piccolo ricordo/omaggio.
Di Bergman, facendo perno sul documentario Bergman 100, che si focalizza su un anno in particolare nella vita e carriera del maestro, quel 1957 in cui realizzò Il posto delle fragole e Il settimo sigillo, abbiamo scelto quattro film antecedenti a quella prima stagione aurea, che gli rese fama e riconoscimenti mondiali. I titoli selezionati – Un’estate d’amore (1951), Donne in attesa (1952), Una lezione d’amore (1954) e Sorrisi di una notte d’estate (1955) – prefigurano già i grandi temi del maestro e la sua attitudine a indagare in profondità i moti dell’animo umano, sia pure qui con toni lievi e (soprattutto in riferimento agli ultimi tre) dentro i canoni della commedia. Completa l’omaggio un cortometraggio di molto successivo, Karin’s Face, del 1984, ritratto (in senso letterale) della madre.
A Ermanno Olmi dedichiamo tre film, ideale trilogia del lavoro, in cui i protagonisti sono un operaio ne I fidanzati, un impiegato ne Il posto e infine un pubblicitario in Un certo giorno. Appartengono tutti alla sua prima fase produttiva, quella degli anni ’60, quando la forza di quel che sta accadendo, le grandi trasformazioni sociali che si stanno verificando in Italia, non possono non trovare profonda eco nel cinema. E la sensibilità del maestro bergamasco sa cogliere di quell’epoca le più riposte implicazioni e influenze sulle speranze e i comportamenti dei suoi personaggi.
In ricordo di Vittorio Taviani due film, San Michele aveva un gallo e Padre padrone, testimoni dell’istanza engagée del cinema che Vittorio ha sempre praticato con il fratello Paolo.
Ancora due film infine ricordano Manoel de Oliveira, il maestro portoghese autore di una sterminata produzione, cioè Porto della mia infanzia, ricordi e nostalgie nella città di Oporto con il cinema a far già da orizzonte di future meraviglie, e Aniki Bóbó, suo lontano esordio nel lungometraggio (1942), storia di fanciulli. Tra i due film passano 59 anni.

Felici incontri. Cinema e letteratura nell’Italia degli anni ’60
Negli anni Sessanta il cinema italiano “batte ogni record”, come ci racconta il compianto Mino Argentieri nel suo Il cinema italiano dal dopoguerra a oggi (Editori Riuniti). Record che riguardano il piano produttivo ed espressivo, allo stesso tempo. La ricchezza del cinema di quegli anni, che già abbiamo avuto occasione di osservare in precedenti cicli, si manifesta anche sul piano della scrittura cinematografica.
Complici le grandi trasformazioni in atto lungo il decennio, che si ripercuotono anche sul terreno linguistico (la nascita dell’italiano nazionale, anticipato da tempo proprio dal cinema, è negli anni Sessanta che si profila grazie soprattutto alla diffusione – omologante, direbbe Pasolini – della televisione) e su quello dei comportamenti sociali, il lavoro degli sceneggiatori trova spazi e opportunità inediti. Allo stesso film lavorano intere squadre di sceneggiatori. Scrittori vengono coinvolti nel processo produttivo per adattare i propri romanzi o per scrivere soggetti originali (Pratolini, Moravia, Flaiano, solo per citarne qualcuno). Le strutture produttive ci sono, occorrono le storie: sembra questo l’imperativo vigente.
E allora in questa prospettiva appare chiaro il ricorso massiccio alla letteratura. A quella italiana in particolare, con due sole eccezioni (Strategia del ragno e Lo straniero, che traggono ispirazione rispettivamente da un racconto di Borges e dal romanzo omonimo di Albert Camus), abbiamo inteso attingere per sottolineare la fertilitĂ  degli incontri avvenuti con il cinema. Abbiamo provato a individuarne quelli piĂą riusciti, i felici incontri appunto, con la certezza di averne lasciati fuori un gran numero. Da affidare alle prossime edizioni.