Ugo Gregoretti a Trame e intrecci

Da martedì 03 dicembre 2019 a martedì 03 dicembre 2019

Inizio 18:00 Fine 22:00 Via Santa Sofia, 7 - Napoli (Napoli)

Martedì 03 dicembre 2019
Omaggi: Ugo Gregoretti

ore 18
Il favoloso mondo di G. Il cinema di Ugo Gregoretti
di Luigi Barletta
Italia, 2007, 96'
La lunga, esaltante e polimorfa carriera di Ugo Gregoretti raccontata da lui stesso.

ore 20
I nuovi angeli
di Ugo Gregoretti
Italia, 1961, 97'

Film-inchiesta sulla gioventù degli anni '60 articolato in brevi episodi colti nei diversi luoghi della Penisola.

TRAME E INTRECCI 2019/2020
Cinema al quadrato, il cinema che si racconta.
Omaggi: Varda, Gregoretti, Kobakhidze, De Seta, Ophuls. Carné/Prevert, Pasolini.
Felici incontri. Cinema e letteratura tra gli anni ’60 e '70. 1) In Italia. 2) In Europa.


    L'edizione di Trame e intrecci 2019/2020, la rassegna annuale del martedì della Mediateca, si compone di tre sezioni: Cinema al quadrato, il cinema che si racconta, che mescola film su con film di e restituisce piccoli frammenti di storia del cinema; Omaggi, ricordo partecipato di autori cruciali del cinema; Felici incontri, quelli del cinema cioè con la letteratura.
                                          
Cinema al quadrato, il cinema che si racconta
    Ritratti di autori che hanno segnato tappe fondamentali del cinema o che vi hanno lasciato tracce ancora oggi profonde; (ri)scoperta di cineasti trascurati o dimenticati; rilettura, da parte di autori contemporanei, di stagioni o di momenti essenziali del cinema di tutti i termpi.
    Quest'anno l'attenzione cade di nuovo su Orson Welles con il recente Lo sguardo di Orson Welles (2018) di Mark Cousins (l'autore della superba storia del cinema per immagini The Story of Film: an Odissey) e con un film non diretto da Welles eppure segnato dalla sua gigantesca presenza come protagonista, che conferisce alla pellicola un'aura mitica di cui ancora oggi è ammantata: si tratta de Il terzo uomo di Carol Reed.

   Proseguiremo con il ricchissimo cinema tedesco prima dell'avvento del nazismo, tematizzato nel documentario di Rudiger Suchsland Da Caligari a Hitler (stesso titolo del fondamentale testo di Siegfried Kracauer sull'argomento) e nel raro Berlin Alexanderplatz (1931) che fu con M Il mostro di Düsseldorf, dello stesso anno, il titolo di maggior spicco del cinema tedesco dell'epoca.                                               
Poi Vittorio De Sica e Marco Ferreri, con due ritratti molto completi entrambi dello “specialista” del genere e cioè Mario Canale, coadiuvato per il film su De Sica da Annarosa Morri: Vittorio D e Marco Ferreri, il regista che venne dal futuro, questi i titoli, ai quali nella nostra programmazione si aggiungono il capolavoro del neorealismo Umberto D e uno dei titoli meno conosciuti di Marco Ferreri, eppure tra i più apprezzabili il segmento dell'altrimenti trascurabile film a episodi Il controsesso dal titolo Il professore.                   Infine Lou Castel. Volto di tanto cinema “arrabbiato”, soprattutto quello italiano degli anni '60 e '70, è il protagonista di un recente documentario di Pierpaolo De Santis, A pugni chiusi, che riecheggia già dal titolo il cinema di Marco Bellocchio per cui Castel è stato attore in numerosi film. Tra questi Gli occhi e la bocca, che pure vedremo in questo ciclo.
 
Omaggi
Agnès Varda
    Sin dagli inizi, l'impronta originale e libera di questa cineasta da poco scomparsa si è manifestata pur all'interno d'un côté, quello della Nouvelle Vague, che proprio dell'originalità, della libertà creatrice e del superamento delle tradizionali cornici espressive aveva fatto i propri vessilli.
    La cifra precipua del cinema di Varda, quel mélange di documentario e fiction (che le ha fatto dire in più occasioni “Giro i documentari come se fossero film che raccontano una storia, e al contrario credo di avere dato l'andamento del documentario ai miei film a soggetto come Cléo dalle dalle 5 alle 7 e Senza tetto né legge....” ), si viene  cristallizzando nei suoi più recenti film Les plages d'Agnès e Visages Villages  nei quali mette in scena e in gioco sé stessa, con ironia, delicatezza, in un intreccio poetico e rigoroso di ricordi, testimonianze e finzioni. Dove il cinema, ancora una volta, non è solo mezzo ma essenza vitale.
I quattro film citati sono quelli che proietteremo nel corso del nostro piccolo omaggio alla cineasta transalpina.                  
Ugo Gregoretti
    Il maestro di tanta televisione, di tanto cinema, giornalismo d'inchiesta, teatro e satira, anche lui scomparso di recente, lo vogliamo ricordare con un film che è l'omaggio di un suo allievo/collaboratore, Luigi Barletta, filmaker napoletano, che ne ricostruisce con accurata esegesi le tappe fondamentali della sua carriera cinematografica attraverso brani dei suoi film ma soprattutto con il commento sempre salace e acuto del suo protagonista: Il favoloso mondo di G. Il cinema di Ugo Gregoretti (2007).
    Completa l'omaggio il suo film I nuovi angeli (1961), film inchiesta sulla gioventù degli anni '60, in cui le sue peculiari vene di interesse antropologico, di ironia e di senso dello spettacolo sono espresse in maniera compiuta.   
Michail Kobhakidze.
    Anche la figura di questo cineasta georgiano (nato a Tbilisi nel 1939), al quale peraltro già dedicammo un omaggio durante l'edizione del 2014 del nostro Festival 'O Curt, è singolarissima: ha girato solo sei cortometraggi. Sei autentici piccoli capolavori però, che rivelano uno sguardo originale sul mondo: poetico, fiabesco, umoristico, malinconico. Una vera scoperta, per chi non li avesse mai visti.
Vittorio De Seta
    La raccolta di cortometraggi dal titolo Il Mondo perduto è al centro dell'omaggio a Vittorio De Seta,  che replica un precedente tributo anch'esso avvenuto nel corso di un'edizione del Festival 'O Curt, quella del 2009. Già allora ci premeva moltiplicare le occasioni per far conoscere un cinema di assoluta bellezza che si muove nei territori del cinema antropologico con momenti di grande tensione lirica, tesi a raccontare il mondo perduto dei lavori, delle colture, dei riti, delle tradizioni di un'epoca anteriore a quella che segnerà i grandi mutamenti e trasformazioni all'indomani del processo di industrializzazione cominciato sul finire degli anni '50. Ed è proprio durante gli anni '50, dal '54 al '58 per la precisione, che furono girati questi splendidi film brevi, tra la Calabria, la Sicilia e la Sardegna.
Max Ophuls
    Nato Max Oppenheimer. Fu attore, poi regista teatrale, prima di diventare cineasta e girare i suoi primi film tra il '30 e il '32, anno questo dell'incendio del Reichstag in cui, come molti suoi colleghi (Fritz Lang, fu uno di questi) lasciò la Germania per la Francia e poi per gli Stati Uniti, dove girò alcuni film che ruppero con la tradizione hollywoodiana. Dopo alcuni anni ritornò in Francia dove girerà capolavori come La Ronde (1950), Il piacere (1951), Lola Montès (1955), film che, con Lettera da una sconosciuta (1948), girato a Hollywood, sostanziano il nostro tributo a questo autore dallo stile inconfondibile. Che concepiva il cinema come arte dello spettacolo, arte dello spazio e del movimento, suscettibile di trovare intime connessioni con la letteratura e di ispirarsi alle arti plastiche, ma che lui trovava molto vicino anche alla musica. Grazia ed eleganza di un autore che affascinò tante generazioni di cineasti (la Nouvelle Vague ne impazziva) e che seppe creare indimenticabili visages de l'amour.
    Completano la lunga teoria dei nostri omaggi due film che nel corso degli anni sono diventati dei veri e propri oggetti di culto: Amanti perduti (Les enfants du paradis), 1945, di Marcel Carné/Jacques Prevert e Comizi d'amore (1964) di Pier Paolo Pasolini, al quale è dedicato pure Una vita violenta di Brunello Rondi e Paolo Heusch.



Felici incontri. Cinema e letteratura tra gli anni '60 e '70 in Italia e in Europa
    Tutta la parte dedicata al cinema che trae ispirazione dalla letteratura quest'anno si snoda entro due cornici che riguardano da una lato il cinema italiano, dall'altro quello europeo, fermo restando il periodo considerato che è quello, fertilissimo, tra gli anni '60 – già apprezzati nella rassegna dell'anno scorso – e gli anni '70, altro decennio di formidabili fermenti produttivi.
    Il cinema e la letteratura vivono in quegli anni una stagione forse ineguagliabile e anche la nascente televisione gode di ottima salute – come avremo modo di verificare anche in questa rassegna grazie a opere come Chi legge? Viaggio lungo il Tirreno (1960), grande inchiesta sulla lettura, tra i primi esempi di serie televisiva; o a film come I nuovi angeli (1961) e Comizi d'amore (1964), splendide inchieste sui giovani e sull'amore rispettivamente di Gregoretti e di Pasolini.
    Per il cinema italiano otto film in programma che annovera titoli di riconosciuta popolarità e affermazione ancora oggi, anche per quel che riguarda gli autori letterari da cui sono tratti, come Il deserto dei Tartari di Zurlini (1976) da Buzzati, Il giorno della civetta (1968) di Damiani da Sciascia, Il disprezzo (1963) di Godard da Moravia, Cristo si è fermato a Eboli (1979) di Rosi da Carlo Levi, Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti da Testori; accanto a film che, pur avendo ottenuto all'epoca dell'uscita riconoscimenti di critica e di pubblico, sono poco a poco caduti nell'oblio: La donna della domenica (1975) di Comencini da Fruttero&Lucentini, Caro Michele (1976) di Monicelli da Ginzburg, Per le antiche scale (1975) di Mauro Bolognini.
    Ciascun film sarà preceduto da un episodio come detto della protoserie televisva Chi legge? Viaggio lungo il Tirreno (1960), splendido film-inchiesta sugli italiani e la lettura. Che ci porta, accompagnati dall'ironia e dall'arguzia di Mario Soldati e con gli auspici di Cesare Zavattini che ne scrisse la sceneggiatura, lungo il percorso da Capo Lilibeo, all' estrema punta occidentale della Sicilia, fino a Quarto in Liguria, passando attraverso la Calabria, la Campania e Napoli, la Maremma Toscana e incontrando persone comuni ma, nell'ultimo episodio, anche grandi editori come Arnoldo Mondadori, Valentino Bompiani, e Giangiacomo Feltrinelli  o scrittori e poeti come Salvatore Quasimodo, o ancora personaggi popolarissimi come Livio Berruti, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Roma o una giovanissima ma già popolare Mina. Con una conclusione ispirata all'ottimismo sul futuro della lettura in Italia, benché il viaggio avesse registrato tutt'altro.

    Sei film invece sono quelli dedicati al cinema europeo. Una piccola finestra su un panorama vastissimo, che costituisce solo una breve introduzione concentrata su tre film russi, o meglio sovietici, testimoni di una ricchezza espressiva di quel cinema al di fuori degli stereotipi che lo volevano come un cinema di regime, grigio e monolitico come il regime stesso. Tre film ispirati alla grande letteratura russa  - Cechov per La signora del cagnolino (1960) di Iosif Chejfic, Turgenev per Nido di nobili (1969) di  Andrej Končalovskij  e Gončarov per Oblomov (1979) di Nikita Michalkov – che mettono al centro passioni e sentimenti senza tempo e di ogni dove, non tralasciando però il contesto storico e sociale dentro cui sono calati.
    Completano questa nostra prima escursione nel cinema europeo ispirato alla letteratura Messaggero d'amore (1970) di Joseph Losey da Hartley, Tristana (1970) di Luis Buñuel da Galdós e I turbamenti del giovane Törless (1961) di Volker Sclöndorff da Musil.